Fin dal 1460 il marchese Ludovico Gonzaga aveva fatto costruire in Goito un magnifico palazzo aggiungendovi un vasto parco. Ma fu con il duca Guglielmo Gonzaga che il palazzo arrivò al suo massimo splendore. Architetti, pittori, vetrai, indoratori, nomi famosi quali il Viani, Bertani, Fancelli, furono attivi nel palazzo. Nel 1693 un terremoto la danneggiò facendo crollare alcune stanze ed il tetto. Nel 1735 essa era ancora in uno stato tollerabile quando il paese fu preda delle truppe del re di Sardegna Carlo Emanuele III che si accamparono nella villa, la quale subì ogni genere di violenza e spoliazione. Alla fine del 700, nella stessa parte del paese, fu edificata l’attuale Villa Parco; l’architetto Leopoldo Pollack fu il progettista iniziale del Parco, testimoniato da una lettera datata 17 dicembre 1793 in cui egli assicurava il proprietario Francesco d’Arco sul fatto che la tenuta sarebbe diventata una delizia forse unica nello Stato. Si deve poi al lavoro di Giuseppe Crevola e Gianbattista Marconi architetti neoclassici di Mantova l’edificazione e l’innalzamento della villa. Un grande giardino sale verso di lei dalla cancellata, arricchito da fontane. Si può dire che la villa costituisce uno dei maggiori complessi costruiti in età neoclassica nel mantovano. Il 12 Marzo 1954 il presidente della repubblica la rende soggiacente a vincoli di bellezza naturale. Dopo i D’Arco furono proprietari il barone Somensari i conti Cocastelli e dal 1879 all’ingegnere Moschini i cui discendenti sono tutt’ora proprietari. La realizzazione del Parco, cinto da mura in sasso, documentata in varie lettere scritte da Giovanni da Padova tra il 1471 e il 1478 doveva rispondere alle esigenze del marchese e della corte di un legame più diretto con l’ambiente naturale non solo dal punto di vista economico ma anche ricreativo. Nell’angolo sud del parco si trova l’edificio un tempo destinato a casa del custode: un cancello in ferro ed un viale interno la mettono in diretto collegamento con la villa. L’edificio, non più utilizzato da anni, è a due piani fuori terra e piano sottotetto ben leggibile da piccole finestre tonde. Sul fronte verso la via del paese, viale Don Minzoni, è posto l’ingresso con leggero portale, finestre ora murate, e 2 preziosi camini che segnano gli angoli partendo dal piano terra ed elevandosi ben oltre il colmo.

