Il cosiddetto “Castellone” rappresenta l’unica testimonianza attualmente emersa dell’antica città di Atella. E’ costituito da un edificio a pianta quadrangolare realizzato in opus reticolatum e si colloca lungo la strada provinciale Aversa – Caivano, all’incrocio con via degli Osci. La sua originaria destinazione è ancora incerta, viene generalmente interpretato con i resti di un edificio termale del II sec. d.C., sebbene sia stata ipotizzata anche una sua correlazione con una torre difensiva di età medievale.
Dell’antica Atella, originariamente appartenente alla confederazione delle città osche, se ne trova menzione in documenti successivi alla seconda guerra punica, quando la città batteva moneta propria con la dicitura ADERL, in alfabeto osco. Dopo aver parteggiato per Cartagine, a seguito della battaglia di Canne venne distrutta e rioccupata dai romani nel 210 a.C., cui seguì l’esilio dei suoi originari abitanti a Calatia e una sua rifondazione ad opera di profughi provenienti da Nocera.
In età imperiale Atella ascense al ruolo di municipium e si dotò di numerosi edifici tra cui teatro ed anfiteatro. Nello stesso periodo la città venne servita da una diramazione dell’acquedotto augusteo.
Fra il 455 e il 456 venne stata devastata dai Vandali al comando di Genserico, evento che diede avvio al lento declino, che vedrà il suo culmine con il trasferimento della sua diocesi nella vicina città normanna di Aversa nel 1030.
Attualmente l’area su cui insiste il rudere è di proprietà privata e l’accesso è schermato da una recinsione. Il bene appare conservato in stato di rudere e invaso dalla vegetazione spontanea, che ne impedisce la lettura delle parti strutturali.

