Il complesso dell’ex Fornace Lolli-Taroni rappresenta un importante patrimonio demoetnoantropologico e di archeologia paleoindustriale, nel quale ancora ben riconoscibili sono le caratteristiche tecnologiche e tipologiche della tradizione e della consuetudine locali, con particolare attenzione ai materiali, ai colori e al paesaggio con cui contribuisce a creare l’identità stessa dei luoghi e dei suoi abitanti.
La fornace per laterizi di tipo Hoffmann, costruita nel 1909, ha svolto la sua attività fino alla fine degli anni cinquanta. Si presenta tuttora con una forte valenza scenografica e paesaggistica alle porte del centro abitato di Fusignano, a ridosso del Canale dei Molini di Lugo. Questo canale ha avuto funzione di connettore non solo di una serie di mulini ma anche di opifici della prima epoca industriale.
L’area pianeggiante su cui insiste il complesso è occupata, oltre che dalla fornace vera e propria, da edifici di servizio e deposito e da un’ampia area verde in parte costituita dalle ex cave di estrazione ora allegate, habitat naturale di animali acquatici e uccelli, caratterizzate da terreni in parte argillosi con bassa permeabilità, tipici del territorio della Bassa Romagna.
Già nel 1911, dopo lo scavo, fu preparata la fondazione della ciminiera. Probabilmente l’impianto entrò in funzione ancor prima del completamento dell’intera struttura dotata di un porticato posto tutt’attorno. Negli anni venti del XX secolo la fornace di Fusignano si adeguò ai cambiamenti che caratterizzarono l’industria del laterizio: meccanizzazione del ciclo produttivo e l’esigenza di una produzione anche di elementi prefabbricati come forati, tavelle, tavelline, volterrane, ecc. impiegate con il cemento armato.
Nel 1921 si hanno i primi interventi di manutenzione di contraffortatura dei pilastri addossati al muro del forno e nel tiraggio del camino. Nel 1926 venne edificato un nuovo fabbricato che potesse alloggiare la mattoniera appena acquistata. Nel 1934 l’impianto aveva già in gran parte la fisionomia attuale: oltre al forno, già dotato della dodicesima campata c’erano il lungo fabbricato con pilastri parallelo alla fornace che fungeva da essiccatoio e gli edifici per la lavorazione meccanica del l’argilla, poi in seguito ampliati.
Nella primavera del 1945 le truppe alleate distrussero in parte la ciminiera al fine di evitare che potesse essere usata dai Tedeschi come punto di avvistamento, così come probabilmente venne dato fuoco alla copertura lignea della fornace. Gli uffici furono usati per gli sfollati.
Nel dopoguerra fu necessario provvedere a un consolidamento globale, tuttavia nell’autunno del 1946 la fornace funzionava a pieno ritmo nonostante non fosse stata completamente ricostruita a causa dell’ingente richiesta di materiale per le ricostruzioni postbelliche.
La necessità di adeguarsi a un nuovo sistema produttivo passando da un forno Hoffmann a un moderno forno a tunnel e l’incertezza sulla riuscita economica della conversione indussero i proprietari della fornace di Fusignano a chiuderla definitivamente: era il 1958.
L’opificio è stato realizzato secondo le consuetudini locali, utilizzando materiali e tecnologie della tradizione rurale della pianura Padana. Le murature si presentano in mattoni pieni, in parte fatti a mano e in parte trafilati a macchina, quest’ultimi impiegati prevalentemente nelle aggiunte e nei ripristini a partire dagli anni quaranta del XX secolo. Le coperture invece sono state prevalentemente realizzate in legno, coppi e tegole marsigliesi. Spesso trasformazioni e ampliamenti sono contrassegnati dall’uso di elementi difettosi e disomogenei tra loro.
La fornace presenta una forma ellittica, una copertura lignea e dal forno vero e proprio. Questo ultimo è composto da tre parti: il focolare o fornello, il laboratorio dove veniva allocato il materiale da cuocere e il camino che serviva a espellere i prodotti della combustione.
Elemento caratterizzante della fornace è la ciminiera alta 34 metri realizzata utilizzando i cosiddetti govoni, mattoni curvi sagomati, e decorandola nella parte sommitale come se fosse un capitello. Modificata successivamente nel 1927 fu bombardata nel 1945 e ricostruita l’anno successivo. Tuttavia negli anni sessata del XX secolo fu necessario demolirne una parte e consolidare il rimanente.
Il forno si presenta con una galleria di cottura chiusa superiormente da una volta spessa circa 30 centimetri e a sesto ribassato realizzata, come le pareti, con mattoni ben cotti. Cocci e sabbia riempiono lo spazio all’estradosso fino al livello di posa del pavimento. Una serie di fori posti in sommità della volta venivano utilizzati per caricare il combustibile e controllare la cottura. Il forno è inoltre caratterizzato da una copertura a capanna a cinque campate con pilastri quadrati in laterizio a due e tre teste. elementi tipici delle costruzioni rurali della pianura Padana_ utilizzati solitamente come sostegni di portici o servizi e spesso arricchiti con plinti e capitelli. Alcune tamponature tra i pilastri vennero successivamente realizzate per scopi funzionali.
A sud-ovest della fornace alcuni edifici di servizio sono funzionali alla lavorazione dell’argilla, dalla preparazione della materia prima alla sua essicazione.

