Nel 1867, sulla sommità della collina Monteponi venne scoperto l’imponente deposito di calamine limonitiche (intima associazione di carbonati e silicati di zinco con ossidi di ferro) denominato Cungiaus. La convenienza è immediatamente individuata nel realizzarne la calcinazione ad alta temperatura onde allontanarne le frazioni volatili e così elevarne il contenuto in elementi utili (Zn e Fe).
Allo scopo vennero edificate batterie di forni a tino (frequentemente a gruppi di tre) in muratura di pietrame, nella sagoma esterna a pianta solitamente quadra (3 x 3 metri alla base) e sezione trapezia (altezza 5÷8 metri), mentre la camera di combustione interna è resa dalla muratura refrattaria a pianta circolare e sezione conica; ad 1,5 metri dal fondo portano una griglia su cui depositare la carica.
L’introduzione dei materiali crudi veniva eseguita dall’alto, alternandoli con frequenti strati di agenti combustibili (normalmente carboni vegetali ed in seguito ligniti locali). Il calcinato di ossidi di zinco e ferro veniva a raccogliersi nella parte bassa, al di sotto della griglia; trattasi di una tipologia di forno funzionale al trattamento di grezzi calaminari in pezzatura.
Nel 1869 nell’area Monteponi erano in funzione tredici forni di calcinazione del tipo a tino. Tale tipologia di forni è ancora oggi rintracciabile presso le miniere San Giorgio, San Giovanni, Monte Scorra e Seddas Moddizzis, in cui rinvenuti altrettanti depositi calaminari. Nel corso del tempo tale tipologia di forni evolverà in quelli a riverbero a suola inclinata brevetto Ferraris (Erminio Ferraris, 1852-1928), poi in quelli cilindrici a rotazione continua tipo Oxland, e successivamente in quelli ancora più evoluti a tecnologia Waelz.
Una batteria di tre forni di calcinazione, in buono stato di conservazione, si trova presso il sito Cungiaus, mentre altri tre, di fattura costruttiva decisamente più ricercata, sono ubicati nella zona centrale dell’area industriale, immediatamente a monte del fabbricato oggi destinato ad Archivio Storico Minerario. In periodo più recente (1920-1930) tali ultimi forni vennero obliterati nella parte alta delle bocche di carico con una gettata continua di CLS, per edificarvi al di sopra il locale della Fonderia Bronzi ed i locali di supporto alla contigua Fonderia Ghisa.

