Villa di epoca settecentesca situata lungo la Statale dei Giovi, in prossimità della frazione Ospitaletto. Un primo nucleo della villa è documentato nella mappa del Catasto Teresiano: un corpo a “L”, affacciato sulla corte accessibile dalla Strada dei Giovi, appare diviso in due parti da un androne di passaggio al retrostante giardino; un secondo corpo, di conformazione irregolare, è situato al centro di un lotto di terreno posto a sud; un’altra ala, di ridotta profondità, s’allunga dall’estremità N-E di tale lotto verso sud. Il primo corpo, forse successivamente modificato, è tutt’ora chiaramente identificabile come corpo nobiliare: a due piani fuori terra, esibisce in facciata un portico architravato su colonne doriche con soprastante balconcino in ferro battuto. Dal portico, che rivela un soffitto cassettonato in legno con tracce ben visibili di decorazioni pittoriche, si accede alla sala principale che affaccia sul giardino. Essa presenta un camino con architrave e cappa decorate, porte con sopraluce dipinta, soffitto cassettonato con decorazione pittorica.
Nella mappa del Catasto Lombardo Veneto la Villa è denominata Cascina Melgaciata e compare per la prima volta un corpo a sud, collegato al più antico, che determina una seconda corte [anch’essa affacciata verso la strada dei Giovi]. La mappa del Nuovo Catasto Terreni conferma tale struttura morfologica, del resto ancora oggi riconoscibile. Lungo la strada statale dei Giovi, due portali con pigne di coronamento danno accesso alle due corti limitrofe. Essi sono posti rispettivamente in asse con il portico della porzione più antica della corte nord e con la parte nobiliare della corte sud.
Complesse e sofferte sono le vicende edilizie novecentesche che hanno determinato l’organizzazione distributiva e gli usi attuali della Villa. Nel 1919 la Villa De Conturbia viene acquisita dalla Cooperativa Muratori di Milano che ne attrezza il parco per lo svago e lo studio dei figli dei soci, ma pochi anni dopo è ceduta all’Opera Pia Castiglioni, dedita alla accoglienza e all’educazione di bambine povere e fino ad allora operante nel centro di Milano. Negli anni ‘30 l’Opera Pia aggiunge due nuovi corpi con andamento ortogonale rispetto al corpo principale e fa demolire una porzione del corpo sud-ovest per separare la parte nobiliare del complesso dalla portineria prospiciente la Strada dei Giovi. Le sale della Villa vengono adibite ad aule e laboratori di economia domestica, ricamo, taglio e cucito, mentre il parco a pratiche orticole e agricole. Pur sottoposto anche in tempi recenti ad adattamenti e rimaneggiamenti, il complesso, comprensivo delle porzioni nobiliari, dei corpi di fabbrica collegati , del giardino retrostante e del parco a nord, delimitato coerentemente da un muro in mattoni, si pone quale emergenza architettonica di immediata riconoscibilità nel territorio. Allo stato attuale la porzione documentata dal Catasto Lombardo Veneto non è stata oggetto di interventi e lo stato di conservazione è pessimo.

